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Mediaset, i giornalisti trasferiti da Roma a Milano scrivono a Silvio Berlusconi

“Auspichiamo che l’azienda Mediaset riaggiorni il tema dei trasferimenti a quando le condizioni generali saranno più sicure per tutti”.

Si conclude così la lettera aperta che i giornalisti di Cronaca, Esteri e Sport di NewsMediaset, l’agenzia news del gruppo di Cologno ora situata a Roma, hanno inviato a Silvio Berlusconi.

Un appello che sa di ultima ratio per fermare trasferimenti da Roma a Milano che, racconta la stessa lettera, arrivano a valle di una “trattativa sindacale conclusasi nel novembre 2019, prima dell’emergenza sanitaria che ha stravolto l’intero pianeta”.

Altri tempi, non paragonabili a quelli attuali mentre è lì a un soffio il 30 settembre quando i giornalisti in questione – 13 in tutto a quanto risulta al Sole 24 Ore – dovranno “prendere servizio nella sede di Cologno Monzese, proprio mentre nel Paese la curva dei contagi cresce di giorno in giorno e si vive il timore di una nuova ondata”.

E questo è il punto centrale. Che riporta anche a Silvio Berlusconi, destinatario della lettera non solo, evidentemente, come padre nobile dell’azienda (oltre che primo azionista di Fininvest che a sua volta rappresenta l’azionista di controllo), ma anche perché colpito nei giorni scorsi dal Covid.

Da Lei – si legge ancora nella lettera dei giornalisti che hanno esordito dicendosi “molto felici per la sua guarigione e per il ritorno a casa dopo quella che ha definito forze la prova più pericolosa della sua vita” – è arrivato anche un forte appello alla prudenza, nel senso di responsabilità di ognuno di noi per combattere una malattia grave e davvero insidiosa”.

Considerazioni che, per contrasto, portano i giornalisti a chiedere un intervento in extremis per rivedere la decisione. Il trasferimento, scrivono, “ci renderà pendolari” con quel che comporta in termini di “aumento concreto dei pericoli per la salute, sia in ambito personale sia aziendale”. Quanto all’obiezione legata alla scelta di non trasferirsi con le famiglie, fra i motivi c’è il tema dell’inserimento dei figli in una “scuola già ripartita fra mille incertezze”.

“Caro Presidente – si legge ancora nella lettera – Lei ha ricordato che fino a quando la circolazione di questo virus non sarà debellata, ognuno di noi, pur agendo con la più grande prudenza, è esposto al rischio di essere contagiato e di contagiare gli altri. Siamo sicuri che Lei comprenderà il nostro senso di smarrimento così come le paure sul futuro”.

Da qui la lettera aperta. Con i giornalisti interessati cui non resta che incrociare le dita.