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Chili TV, made in Italy hi-tech da esportazione

Quanto pubblicato a pagina 15 del Sole 24 Ore di ieri, 4 settembre, è l’esempio di una storia che sembra contenere tutti i caratteri degli italici animal spirits.

Per ora, va detto, quella di Chili Tv, piattaforma di videostreaming Tvod (permette di pagare quello che si desidera vedere, senza sottoscrizioni) su smart tv, Pc, tablet, smartphone è una scommessa. La società ha appena chiuso il suo primo bilancio relativo a un intero anno (2013) ed è arrivata a ricavi per 2 milioni di euro. Però sono entrati nuovi soci e 7 milioni di risorse fresche. E Chili TV cosa fa? Vai all’Esselunga e trovi promozioni Chili Tv sul scontrino. Si mette d’accordo con Uci Cinemas per strategie di comarketing che porta avanti anche con altri grandi brand, da Barilla a Eni. Viene scelto da Samsung  (insieme con società del calibro di Netflix e Amazon per perfezionale l’offerta ultra hd del colosso coreano). E soprattutto, pensa ad allargare il pr0prio business all’estero puntando su Gran Bretagna, Germania, Austria e Polonia. Una scommessa pensando alle dimensioni dell’azienda anche in confronto a quelle di altri player, Netflix, Amazon, iTunes o Google Play. Però Chili Tv si butta in acqua, scommettendo che riuscirà a nuotare, eccome. In fondo non è la dote che si attribuisce ad aziende, piccole e grandi, alfieri del Made in Italy in mondo?

Da pagina 15 del Sole 24 Ore del 4 settembre

Chili Tv sbarca all’estero. Entro Natale la piattaforma di videostreaming porterà la propria offerta (niente sottoscrizioni; si paga solo per quello che si vede) in Gran Bretagna, Germania, Austria e Polonia. «I primi due Paesi – spiega Stefano Parisi, presidente e fondatore di questa realtà nata da una costola di Fastweb nel 2012 – presentano ottimi dati di crescita sulla fruizione di video in modalità non lineare e sulla dotazione di smart tv connesse. Per gli altri ci è stato espressamente richiesto da partner commerciali».
Per Chili Tv sembra quindi il momento del salto di qualità, dopo una fase di start-up e un primo anno completo (il 2013) in cui i ricavi si sono attestati a 1,9 milioni. Certo, l’accordo di qualche giorno fa con Samsung – che ha scelto l’italiana Chili insieme con Amazon, Netflix, Maxdome e Wuaki.tv per diffondere il suo nuovo standard di trasmissioni in ultra-alta definizione (Uhd) – già dimostra l’ingresso della società nell’età adulta. E nei programmi dovrebbe arrivare anche l’Ipo in Borsa entro il 2016 (forse anche prima).
Quella dei quattro mercati in cui sbarcherà prima di Natale resta però una scommessa, resa possibile anche e soprattutto dall’ingresso di nuovi soci. A fine aprile il management e il fondo di private equity Antares di Stefano Romiti hanno acquisito il 30% della società ancora nelle mani di Fastweb. In estate sono arrivati nuovi soci e nuovi capitali: 1 milione dal fondo Antares e quattro dal consorzio di investitori “Investinchili”. Fra gli altri, a titolo personale, hanno partecipato Francesco Trapani (ex Bulgari), Giuseppe Turri (Clessidra), Claudio Sposito (fondo Clessidra), Antonio Belloni (Lvmh), Gianni Chiarva (ex Sirti), Andrea Soro (Royal Bank of Scotland). È stato anche lanciato un bond convertibile da 2 milioni emesso da Negentropy Capital partners. Ora il management è al 55,3%; Antares al 27,6% e Investinchili al 17,1%, per puntare a ricavi per 198 milioni al 2018 con 7 milioni di clienti, di cui 1,5 in Italia. In questo quadro il B2B (la fornitura della piattaforma tecnologica come già avviene per corriere.tv o gazzetta.tv) arriverà a pesare non oltre il 20% del business (ora è al 40%).
«In Italia – afferma l’amministratore delegato e fondatore Giorgio Tacchia – abbiamo 300mila clienti. E praticamente cresciamo di 15mila clienti al mese, anche grazie a tutta una serie di operazioni di comarketing con grandi brand». Riguardo all’estero l’obiettivo appare però ancora più ambizioso, anche perché lì ci sono già o stanno per sbarcare altri player con spalle larghissime. «In un mercato come il nostro l’offerta plurima è comunque benedetta da major e clienti», replica Tacchia, per il quale non è da sottovalutare il vantaggio del modello di business che distingue Chili da Infinity (Mediaset) o Sky online che richiedono sottoscrizioni (Svod) allontanandosi di più dal tradizionale home video. Chili rivendica infine una più vantaggiosa tempistica per i titoli (4mila al momento). «Le offerte in sottoscrizione – dice Tacchia – non possono avere prime visioni».
A. Bio.
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