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Rai, le ragioni dello sciopero (senza giornalisti)

Domani è il D-Day, il giorno dello sciopero in Rai. Una mobilitazione contro il taglio di 150 milioni previsto dal dl 66/2014 che oltre ad assumere una dimensione politica di rilievo, dopo le prese di posizione nette da parte del premier Matteo Renzi, ha diviso le sigle sindacali (la Cisl si è sfilata) e anche gli stessi lavoratori (l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti è tornata sui suoi passi).

Slc Cgil, Uilcom Uil, Ugl Telecomunicazioni, Snater, Libersind Conf Sal incroceranno le braccia, con sciopero per l’intera durata di ciascun turno di lavoro, su tutto il territorio nazionale, da parte dei dipendenti Rai. Sono anche previsti presidi di fronte alle sedi regionali (dalle 10 alle 13 in tutta italia; a Roma in via Teulada).

Quattro almeno i punti salienti della protesta, sintetizzati in questo volantino:

volantino sciopero 11 giugno 2014

E qui di seguito uno studio  che prende a esame tutti i sistemi di servizio pubblico d’Europa. Quello italiano è il più politicizzato, con sistema misto canone-pubblicità e una quota di mercato però abbastanza ampia

I servizi pubblici in Europa

Infine i conti. Il bilancio 2013 dell’azienda ha chiuso in attivo di 5 milioni di euro, dopo la perdita di 244 milioni dell’esercizio 2012. Quest’anno, come confermato dai vertici aziendali in più occasioni, sarà difficile vista l’entità di investimenti (vedi alla voce diritti tv per i mondiali di calcio) ma anche per il mancato adeguamento del canone (“gabella” la cui percentuale di evasione è calcolata attorno al 27%). Una boccata d’ossigeno potrebbe venire dalla quotazione con vendita di una quota minoritaria, entro l’anno, di RaiWay, la società del gruppo che controlla le torri di trasmissione.