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Panem, circenses… e decreto sulla copia privata

Panem, circenses… e decreti. E’ stato (e continuerà a essere) un argomento enormemente dibattuto e oggetto di contesa fra industria dei contenuti e produttori di device. Oggi, pochi minuti prima dell’inizio della partita Italia Costarica (non si poteva approfittare di un momento migliore per evitarsi qualche accapigliamento), le agenzie di stampa hanno ribattuto l’avviso del Mibact: il ministro Dario Franceschini ha firmato il (tanto atteso e tanto dibattuto) decreto che aggiorna le tariffe dell’equo compenso per la copia privata. E così il contributo sugli smartphone sale da 90 centesimo a 4 euro (il ministero si è affrettato a segnalare che in Francia gli euro richiesti sono 8) e quello sui tablet sempre 4 euro (contro gli 8,40 transalpini).

Tutto ruota attorno al contributo che produttori e importatori di dispositivi elettronici (Pc, chiavette Usb, Mp3, tablet, smartphone, cellulari, Blu Ray cd, dvd e, novità, anche gli smart tv connessi al Web) sono tenuti a versare come indennizzo verso i titolari dei diritti di sfruttamento delle opere (musicali e video). Il tutto è previsto dal decreto ministeriale Bondi del 30 dicembre 2009, che prevede un aggiornamento triennale non ancora arrivato.

Misura necessaria e “l’equo compenso non è un balzello” ha detto ieri il direttore Siae Gaetano Blandini, ma in linea con quanto affermato più volte da tutti i cimponenti dell’industria dei contenuti. “Un provvedimento ingiustificato”, ha tuonato ieri il presidente di confindustria Digitale Elio Catania, in liena con quanto affermato dai componenti del suo fronte, che hanno fatto chiaramente capire che gli euro d’aumento, pochi o tanti, sarabbo ribaltati sui consumatori.

Insomma, materia scottante e l’aggiornamento era atteso da ben più di un anno. Il ministro Bray del governo Letta non era riuscito a dipanare la matassa. Franceschini, in pieno clima mundial ha dato la stoccata.

  • maria francesca quattrone |

    La cosa piu’ grave di questo decreto – che ancora non abbiamo letto nel dettaglio -e’ che pare non aver considerato per nulla le ultime pronunce della corte di giustizia europea, gli esiti della ricerca commissionata dal Ministro Bray,le istanze dell’industria di apparati e supporti, il mondo digitale ed i nuovi modelli di business ed infine e non da ultimo i consumatori. Ed anche una parte dell’industria della cultura che ha dichiarato e dichiara di non aver mai percepito i tanto famigerati compensi per copia privata. Forse ha ragione l’avv. Scorza che titola il suo commento su Il fatto quotidiano “copia privata: la sconfitta della legalita’ e della trasparenza”. Ma lascio ogni commento di dettaglio al dopo aver esaminato con cura il decreto ufficializzato mentre l’Italia perdeva. Forse era un segnale. Maria Francesca Quattrone (avvocato)

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