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Call center, accordo fra aziende e sindacati sui cambi d’appalto (ancora prima del Ccnl)

Con la vertenza riguardante Almaviva Contact (il più grande call center italiano che a marzo ha avviato una procedura per 2.988 esuberi che rischiano di diventare operativi dal prossimo 5 giugno) il settore dei contact center è a uno snodo cruciale.

Intanto però Assotelecomunicazioni-Asstel (l’associazione del sistema Confindustria che rappresenta la filiera delle telecomunicazioni e che è titolare del Ccnl delle Tlc) e le segreterie generali e nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil,  hanno sottoscritto un accordo sulla disciplina dei cambi d’appalto nei call center. I lavoratori di chi perde una gara d’appalto saranno così salvaguardati dall’azienda vincente.

Proprio per il settore dei call center il nodo era risultato asfissiante per molte realtà: gare al ribasso e cambi d’appalto hanno moltiplicato le crisi, con sindacati e istituzioni impegnati a salvare posti di lavoro. Ma la salvaguardia ha comportato spesso facilitazioni per le realtà salvate, in grado così di fare offerte competitive con l’effetto, velenoso, di abbassare il mercato.

Insomma, un circolo vizioso della peggior specie sul quale è intervenuta la riforma del Codice Appalti (legge 11/2016). Qui è stato stabilito il principio generale, assegnando ai contratti collettivi nazionali di lavoro, stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali maggiormente rappresentative sul piano nazionale, il compito di regolare in maniera completa la materia (con la minaccia anche di un potere sussidiario del ministero del Lavoro, in caso di inerzia delle parti sociali). Associazione delle aziende e dei sindacati hanno quindi oggi giocato d’anticipo con un  accordo che diventerà poi parte del Ccnl (il cui rinnovo sarà tutt’altro che semplice e breve), ma che diventa intanto immediatamente esecutivo e operatori.

L’accordo è stato salutato con favore anche da Assocontact, l’associazione nazionale dei Contact center in outsourcing: «Finalmente un atto di responsabilità a tutela di un settore che deve crescere in qualità e competitività, senza dimenticare le dinamiche occupazionali del nostro Paese», ha detto Roberto Boggio, Presidente di Assocontact, l’associazione nazionale dei Contact center in outsourcing. Quello di oggi, indica ancora Boggio, «è un importante passo di un nuovo percorso avviato tra le parti sociali che si auspica possa trovare rapida e concreta applicazione nel quotidiano. In questo modo oltre a tutelare i lavoratori nei cambi appalto, saranno garantite tutte le aziende che hanno effettuato investimenti negli anni, scommettendo sul futuro del paese, e sui committenti che li avevano scelti».

In sintesi, i punti salienti dell’accordo sono questi:

  • l’azienda committente dovrà informare il sindacato dell’eventuale sottoscrizione di un nuovo contratto di appalto che potrebbe comportare un cambio appalto almeno 60 giorni prima del passaggio operativo;
  • il passaggio  del personale dal vecchio al nuovo outsourcer riguarda solo i lavoratori dipendenti (lavoratori inbound);
  •  il nuovo fornitore di servizi dovrà esperire una procedura della durata di 30 giorni con il sindacato per definire le modalità e le condizioni di assorbimento del personale impiegato continuativamente ed esclusivamente da almeno 6 mesi sulla commessa;
  • nell’ambito di questa procedura  con accordo sindacale, si potranno definire condizioni economiche e normative diverse dalle precedenti, oltre che un inserimento progressivo dei lavoratori;
  • l’azienda subentrante dovrà tener conto nell’assorbimento del personale, dell’ambito territoriale in cui operava il precedente fornitore;
  • la procedura è costruita per favorire il raggiungimento di accordi a livello aziendale ma contempla comunque la possibilità di procedere all’avvio delle attività anche in assenza di accordo al termine della procedura stessa.