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Fibra di Stato: opportunità per il Paese o mossa anti-Telecom?

C’è stato un botta e risposta via web ieri che mi ha colpito e mi ha molto fatto riflettere. E l’audizione di stamattina dell’ad di Enel, Francesco Starace mi ha ancora più incuriosito. Cito testualmente una frase: “Negli Usa la banda ultralarga l’hanno portato la tv via cavo e non gli operatori telefonici”.

Parto dal principio. Sul sito online dell’Espresso è stato pubblicato questo articolo dal titolo: “Banda Larga, tutti i limiti del piano di Renzi”. Dopo qualche ora è arrivata la replica via Twitter di uno degli autori dello studio: Antonio Sassano, docente all’Università La Sapienza di Roma, e alla guida dell’Organo di Vigilanza per la parità di accesso alla rete di Telecom Italia, in disaccordo con quella lettura ha linkato lo studio completo, pubblicato per lo Iefe (Istituto di economia e politica dell’energia e dell’ambiente della Bocconi) dal titolo “Fiber to the people: the development of the ultrabroadband network in Italy”Qui lo studio completo. Gli autori sono Antonio Sassano, Michele Polo (università Bocconi e altro componente dell’Organo di vigilanza per la parità di accesso alla rete Telecom) e Carlo Cambrini (Politecnico di torino)

Non è la querelle che mi interessa, ma una domanda di fondo che questa querelle, come altri più o meno articolati dibattiti in corso, stanno portando alla luce: l’operazione che il Governo Renzi ha deciso per la realizzazione di una rete in fibra di proprietà statale ha senso o è stata (è) essenzialmente una mossa per togliere il pallino a Telecom (il monopolista della vecchia rete in rame)?

La domanda merita di essere trattata con serietà. Alla fine mai si vorrebbe che scelte “politiche” fossero pagate con i soldi della gente (leggi aumenti scaricati in bolletta elettricità).

L’unico modo per capire se è così è chiedersi

  1. ha senso industriale dell’operazione che sta portando Enel a entrare nel mondo della fibra?
  2. ha senso complessivo (economico innanzitutto) l’operazione che porterà Infratel (il Mise, lo Stato) a essere proprietaria della rete in  fibra ottica nelle aree a fallimento di mercato?

Alla prima domanda credo che si possa rispondere di sì, lato enel. Starace ha fatto capire del risparmio di costi del 30-40% e della possibilità garantita soprattutto dalla posa “aerea” dei cavi (questione che troppo spesso di dimentica). E la messa a disposizione degli operatori ha un senso in termini di ritorni economici

Rispondere alla seconda domanda è più complesso. Da una parte ci sono gli operatori alternativi che hanno lamentato il meccanismo di incentivi per gli Eurosud (bandi costruiti su misura per Telecom) e che lamentano da sempre condotte restrittive da parte dell’ex monopolista sulla rete tradizionale (e per questo non vorrebbero replicare lo stesso schema sull’ Ngn). Dall’altra c’è Telecom che dice di essere stata (e di essere) l’unica a investire.

Qui vengo allo studio. Che al suo interno mi sembra abbia un giudizio sostanzialmente favorevole per l’idea di fondo della strategia del Governo così come vede una sostanziale complementarietà fra Enel e Telecom in questo campo.. Al suo interno però sono si leggono nero su bianco alcune considerazioni che qualche questione sollevano.

Vado con ordine.

  • Si legge che il ruolo delle State owned companies può essere importante nelle aree a fallimento di mercato ma è “meno desiderabile” nelle zone in cui gli operatori privati hanno deciso di investire (e qui il pensiero va alla strategia, confermata da Starace oggi, di posare fibra anche nelle aree non a fallimento di mercato).
  • Insomma viene sottolineata l’importanza della complementarietà tra investimento pubblico e privato: lo Stato non deve investire dove investe il privato
  • Si legge che la domanda è il vero elemento critico da sostenere
  • Si legge che in città dove l’operatore copre il 70% con la fibra lo Stato potrebbe aiutare a completare la copertura anzichè andare con le sue forze anche su quel 30% mancante
  • Viene sottolineata l’importanza di una differenziazione geografica della regolamentazione (dove ci sarà competizione infrastrutturale bisogna alleggerire la regolamentazione).
  • Insomma, si mette in guardia dall’eccessivo interventismo statale

Il dibattito è aperto. Anche perché fra non molto, con il placet in arrivo dalla Ue, partirà la chiamata alle armi per spartirsi la torta nelle aree C e D, a fallimento di mercato (dove però Infratel rimarrà proprietario della rete)