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La distanza “politica” fra broadcaster Tv e mondo Ict. L’audizione di Confindustria digitale in Commissione alla Camera

Estendere anche ai giganti del web le regole cui devono sottostare i player del mondo dell’editoria cartacea e televisiva. E poi c’è la questione dello spettro, con i broadcaster che hanno plaudito al Rapporto Lamy di rimandare l’obbligo di passaggio dei 700 MHz alla banda larga mobile. Oggi nell’audizione alla Commissione Trasporti della Camera, da parte del presidente di Confindustria Digitale, Elio Catania, sono arrivate nette prese di posizione contrarie rispetto a questi due assunti.

Insomma, se nei fatti la convergenza fra tv, Ict e Tlc si sta facendo sempre più evidente, nell’affermazione dei principi esiste ancora una grande distanza fra i player che portano avanti le posizione “politiche” dei due mondi. Primo caso, quello delle regole. Fedele Confalonieri e Carlo De Benedetti l’hanno detto a più riprese e con la massima chiarezza possibile che i colossi del web dovrebbero essere sottoposti alle stesse regole del mondo radio televisivo. Risposta di Catania nel corso dell’audizione: “Sarebbe un grave errore pensare di estendere la regolamentazione esistente per il settore radiotelevisivo agli attori e alle imprese emergenti del mondo digitale, perché si tratta set di regole a tutela di un telespettatore , mentre l’utente del mondo web è un soggetto che interagisce e sceglie. L’effetto di una simile scelta significherebbe non solo appesantire i nuovi mercati con norme non adeguate a favorirne lo sviluppo, ma soprattutto abbassare gli stimoli concorrenziali e vincolare l’innovazione”.

Del resto, continua il presidente di Confindustria Digitale, il digitale ha stravolto la catena del valore: se una volta c’erano i produttori di film e gli attori, oggi “gli stessi utenti possono diventare produttori”. Insomma, tante opportunità che “non sono state colte dall’industria dei media in una fase iniziale dell’innovazione, ma come dimostra il caso della musica, solo in un momento successivo”. Una strada da percorrere sarebbe quindi quella legata all’auspicio “che il legislatore si approcci a questa materia abbandonando i vecchi schemi di regolamentazione stringente a favore di modelli di autoregolamentazione e co-regolamentazione, i soli che si dimostrano in grado di coniugare nel mondo web lo sviluppo delle attività alla tutela di diritti garantiti dall’ordinamento”.

Quanto poi allo spettro, l’idea di Catania è che vi sia “ampio spazio per un uso più efficiente dello spazio da parte dei broadcasters utilizzando standard e tecnologie oggi disponibili”. Un assunto di particolare importanza per l’industria Ict e le telco visto che “sul fronte delle comunicazioni mobili la crescita esponenziale della domanda dei servizi dati implica una conseguente crescita della domanda di banda relativa”. E tutto questoi mentre il mondo televisivo “non ha neppure pianificato temporalmente il passaggio al DVBT2”, la cui adozione “consentirebbe ai broadcaster di ampliare l’offerta di canali in HD e ultra HD.

Convergenza nei fatti, ma posizioni tutt’altro che convergenti.

Qui il video dell’audizione