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Domani (forse) l’ardua sentenza per i 14 precari Sky: vasi di coccio fra Cdr, azienda e Fnsi.

Dopo quella, infuocata, di oggi (a un certo punto si è sfiorato lo scontro fisico fra componenti del Cdr attuale ed ex componenti del Cdr) l’assemblea dei redattori di Sky Italia si aggiorna domani alle 15, preceduta da una giunta straordinaria dell’Associazione stampa romana, sempre domani alle 12. Vedremo quindi domani che tipo di piega prenderà quella che appare come una guerra sindacale davvero clamorosa di cui per primo ha dato notizia il sito Portaborse.it. In buona sostanza il quadro è questo: Cda e azienda avrebbero raggiunto una bozza d’accordo per stabilizzare 14 precari. Per far questo l’azienda (dopo 12 mesi di trattative, più o meno), ha raggiunto questo accordo con la rappresentanza sindacale: assunzione dei precari, ma anche se voi giornalisti mettete mano al portafogli. E cos, ci sarebbe un 1,69% lordo delle buste paga di ognuno dei giornalisti assunti con contratto a tempo indeterminato che verrebbe a essere sacrificato, mensilmente, sull’altare di un accordo per stabilizzare i precari che rappresentano un 10% della forza lavoro (i giornalisti a Sky sono 150).

Lo sforzo economico richiesto è di 37 euro per un redattore ordinario, per salire progressivamente nelle gerarchie redazionali. Facendo una somma si arriva a 412mila euro complessivi nei due anni: il 30% del costo della operazione nel suo complesso. Dell’altro 70 se ne farebbe carico l’azienda (che non aderisce a Fieg). Un rospo da digerire, ma pare che i giornalisti di Sky in gran parte si siano detti d’accordo. Del resto, lasciare a casa 14 colleghi – per uno dei quali il contratto scade il 25 maggio – significherebbe anche modificare radicalmente l’impostazione del lavoro in redazione, con conseguenti e imprevedibili aggravi.

A questo punto che cosa succede? Arriva una lettera della Fnsi che sconsiglia di cedere. qui la lettera tratta dal sito portaborse.it

E oltre alla lettera, oggi è stata diffusa una nota. «Gli annunciati interventi del governo in favore della stabilizzazione dei precari aprono immediate e interessanti ipotesi di accordo tra aziende e sindacati». Si legge ancora: «I principi di riferimento dell’azione sindacale della Fnsi non hanno mai  previsto (al di fuori di comprovati stati di crisi aziendale) la possibilità di intervenire con tagli sulla busta paga o sugli istituti contrattuali se non con l’accordo esplicito e personale dei singoli colleghi, che – in ogni caso – non sono in alcun modo impegnati da un’intesa raggiunta dal Cdr con l’azienda, anche quando questa fosse approvata a maggioranza dall’assemblea dei giornalisti». E quindi? Precari sacrificati in nome della ragion di Stato?