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Telecom e il tentativo di spostare l’attenzione dalla governance al business

Il senso era chiaro sia dalle prime parole dell’intervento di Marco Patuano in apertura d’assemblea, sia (ancora di più) alla fine di una giornata lunghissima. Il tempo delle «alchimie di governance è scaduto, adesso bisogna parlare di strategie e di business» è stato il commento dell’amministratore delegato di Telecom dopo l’assemblea fiume (quasi 12 ore di lavori) che ha portato al rinnovo del cda e l’elezione a presidente di Giuseppe Recchi.

Ma è già dal suo intervento d’apertura si capiva che il riconfermato ceo Patuano vorrebbe fortissimamente riportare la prospettiva su un fronte industriale e di business. Niente scorporo della rete fissa; basta con la competition by litigation e con il populismo regolamentare (chiara stoccata all’Agcom). E poi: basta con la guerra dei prezzi, puntiamo su qualità e investimenti (l’Ngan arriverà a coprire l’80% dela popolazione con le reti mobili di quarta generazione e il 50% mediante la fibra). Se le torri si vendono lo si farà per investire, ha poi anche detto Patuano, puntualizzando che «per dare anche una dimensione dell’importanza economica che Telecom Italia ha per il nostro Paese» occorre considerare che «il totale della nostra contribuzione all’economia italiana per l’anno passato ha dunque superato gli 11 miliardi di euro (più dello 0,7% del Pil nazionale) ».

Anche Marco Fossati ha preso la parola per dire che «dobbiamo partire con una nuova era, la società deve essere rilanciata; i conflitti e gli strappi non portano  al rilancio». Telco però va inevitabilmente verso lo scioglimento. E la battaglia che ha portato Assogestioni a prevalere non rimarrà senza conseguenze. Difficile che l’attenzione, in azienda, si sposti drasticamente su convergenza con i media e Ngan.