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Bufale in rete: gli utenti che verificano sono l’unico (o comunque il reale) antidoto?

Il dibattito sulle fake news e sulla cosiddetta “post-verità” ha purtroppo tracimato. Era anche pensabile che ciò accadesse, ma è pur sempre un peccato. L’idea del presidente di Antitrust, Giovanni Pitruzzella di un’autorità di controllo sovranazionale (semplifichiamo), è onestamente ardita.

Ci sono le tecnologie per dare un argine alle fake news che da Facebook a Twitter imperversano. Quanto sta facendo Facebook per contrastare le bufale in rete lo dimostra. Anche Reuters si è mossa. Ma quanto si sta trascurando l’aspetto “educativo e culturale”? Siamo sicuri che non sia quella la chiave di volta per contrastare le fake news?

In tal caso servirebbe ben altro battage attorno a questo possibile “antidoto”.

A inizio dicembre Vivian Schiller, consulente media e con un passato come capo delle news di Twitter, parlando davanti agli studenti richiamati a La Spezia da un’iniziativa dell’Osservatorio Giovani-Editori guidato da Andrea Ceccherini, diceva loro, con estrema semplicità: «Abbiamo bisogno di voi. Dovete diventare proattivi, controllare le fonti. Non condividere notizie false è la prima vera necessità per far sì che nel mondo circolino notizie vere, importanti e precise. Quelle che voi per primi avete il diritto di leggere».

What else?

Qui l’articolo pubblicato Sul Sole 24 Ore dello scorso 2 dicembre.

Qui un interessante articolo sul tema scritto da Alberto Carnevale Maffè e che condivido appieno.